Criomacerazione: pratica naturale o artificiale?

Criomacerazione: pratica naturale o artificiale?

Sto pensando all'ultilizzo della cromacerazione per intensificare i sentori erbacei e floreali dei vini bianchi.
E' una pratica comunemente usata che, grazie a qualche ora di permanenza delle bucce a contatto col mosto a temperature basse, permette di arricchire naturalmente il mosto di certe sostanze aromatiche o dei precursori di diversi sentori olfattivi e gusto-olfattivi.
Gli ortodossi del vino naturale non considerano questa pratica come naturale. In verità ci sono delle cantine che hanno internamente delle temperature talmente basse (intorno ai 5°) in cui non servono sistemi di refrigerazione per poter applicare la criomacerazione, quando invece hanno bisogno di riscaldare il mosto per permettere l'avvio della fermentazione.
Io vorrei provare ad applicare questa tecnica sulla produzione di vini bianchi a base di garganega, trebbianello e cortese.
Lo chardonnay invece lo vorrei utilizzare per produrre i vini base su cui poi fare il metodo classico.